Per facilitare la comprensione dei processi, immaginate un fiammifero acceso, che brucia.

 

 

 

 

 

 

 

  1. La fiamma produce il calore necessario alla fase di pirolisi.
  2. Il gas e i vapori bruciano nella zona luminosa intermedia, lasciando indietro il char.
  3. Quando il fiammifero si spegne, il legno continua a pirolizzare,
  4. rilasciando fumo composto da goccioline di TAR (catrame) condensate.

Vediamo ora la differenza tra il processo di pirolisi e quello di gassificazione.

  1. La pirolisi è un processo di decomposizione termochimica che avviene in totale assenza di ossigeno.
  2. In pratica la biomassa legnosa viene riscaldata da una fonte esterna ad oltre 400 °C, in un ambiente chiuso e privo di aria:
  3. ed in questo modo non ci sono le condizioni perché si verifichi la combustione.
  4. Il calore fornito produrrà la scissione dei legami chimici originari della biomassa,
  5. che andranno a formare molecole più semplici.

Il processo di gassificazione avviene invece a temperature più alte rispetto alla pirolisi (oltre 850 °C)

  1. ed in presenza di una piccola quota di ossigeno,
  2. quella necessaria ad alimentare la zona di combustione del reattore.
  3. Essa fornisce al gassificatore l’energia termica necessaria ad autoalimentarsi ed a sostenere il processo.

COME si usa IL BIOCHAR?

  1. Il biochar,
  2. grazie al suo contenuto di carbonio e alla sua porosità,
  3. risulta essere un potente ammendante per il terreno.

Può essere utilizzato ia terra o in vaso, ovviamente con quantità diverse:

  1. in campo aperto o nell’orto si può usare fino a 1 kg di biochar per metro quadro (1kg/m2).
  2. In vaso la quantità di biochar deve corrispondere a massimo al 25% del totale.

Il prodotto si utilizza in più settori: 

in agricoltura,

diversi studi dimostrano l’impatto positivo del biochar sulla resa agricola,

  1. con un miglioramento della fertilità biologica del terreno,
  2. un minor impiego di acqua e concimi chimici;
  3. questo comporta un abbattimento dei prezzi per gli agricoltori,
  4. un minor impatto ambientale e un minor consumo di risorse e di energia.

Si usa anche nel settore florovivaistico;

  1. la sua azione è prevalentemente quella di rendere sempre disponibili per le piante gli agenti nutrienti di cui hanno bisogno per crescere,
  2. nello specifico calcio, magnesio, potassio, azoto.
  3. Il PH del substrato subisce così un incremento e viene migliorata l’abitabilità delle piante.

Il biochar,

  • grazie alla sua stabilità nel tempo,
  • permette la cattura e lo stoccaggio della CO2.

E' quindi  uno strumento molto importante nella lotta al cambiamento climatico.

E' infatti una tecnica carbon neutral 

  1. (il saldo di emissioni in atmosfera è minore o pari a zero),
  2. ma anche carbon negative (sequestra più carbonio di quanto ne emetta per produrre energia).

il biochar è quindi un prodotto molto particolare,

  1. può  aumentare il rendimento agricolo,
  2. migliora la salute del terreno e delle piante,
  3. aiuta la lotta al cambiamento climatico!